Quanto deve costare il biglietto di una mostra d’arte per non essere un furto?
Una delle cose più sciocche che possa fare un organizzatore è giustificare il prezzo di ingresso alla mostra.
“Sai, i costi dei trasporti… poi c’è il personale, le utenze… l’affitto degli spazi, l’assicurazione delle opere… e anche i vari fee ai prestatori…”
Ho visto spesso dibattere animatamente questa cosa da vari imprenditori nel mondo delle mostre d’arte, cedendo alle errate argomentazioni:
“L’arte deve essere per tutti” o “Vado al cinema e spendo meno”.
In realtà non esiste nessun prezzo che possa dirsi eccessivo, sia che si parli di mostre d’arte, di scarpe o di ciambelle alla fragola, finchè ci sono abbastanza persone disposte a pagarlo.
Ma se si tratta di Mostre d’Arte il discorso si fa ancora più particolare.
È un equilibrio delicato tra il riconoscimento del valore dell’arte e il rispetto per chi desidera fruirne.
IL MITO DELLE “MOSTRE D’ARTE DI CITTADINANZA”
Lascia che lo ripeto (d’altra parte sono un pubblicitario. “Ripetere cose fino alla noia” è il mio sporco lavoro): non esiste nessun prezzo che si possa definire “esagerato” finché ci sono persone felici di spenderlo.
Significa semplicemente che qualcuno è disposto a scambiare una certa somma perché riconosce all’esperienza personale di visitare mostre d’arte un valore superiore alla cifra spesa e altri che invece preferiscono scambiare la stessa somma per fare altro, mangiare una pizza e bere una birra, comprare un libro o pagarsi un mese di Netflix…
Nulla di strano. Un orologio fatto della stessa plastica lo si può comprare a €10 su Amazon oppure a €300 dopo aver passato la notte davanti al negozio per essere certi di averlo. Altri orologi possono arrivare anche a cifre astronomiche, superiori a una automobile di buona cilindrata.
Non esiste in natura né in economia il concetto di “Troppo Caro“.
Esiste il concetto di “Per i miei valori, bisogni, interessi e aspirazioni la soddisfazione di aver speso quella certa somma è inferiore alla somma di denaro del quale dovrei privarmi”
I DIRITTI NEGATIVI
Accettare un confronto su queste argomentazioni significa accettare anche che possa esserci qualcuno che determina secondo fattori noti soltanto a lui quanto deve costare il biglietto di una mostra.
Significa abbassare la testa e riconoscere che in effetti potrebbe avere ragione chi considera non equo far pagare il biglietto di una mostra d’arte un prezzo maggiore di quanto si paga per la visione di un blockbuster americano costato milioni di dollari.
Significa anche dare un pò di sciocchi a tutti quei visitatori che invece sono molto sereni di scambiare i soldi del biglietto per l’esperienza di visitare quella mostra d’arte.
La verità è che da qualche anno c’è questa anomalia nella percezione comune che vuole che TUTTI abbiano DIRITTO alle stesse cose.
E quando qualcuno ha un diritto c’è anche qualcun’altro che ha il DOVERE di farglielo avere, anche a costo di rimetterci di tasca propria ovviamente.
Perchè certe cose, non si discute, devono essere date a tutti.
Ma non è così. Tolti i servizi previsti e garantiti dallo Stato, per il resto non può essere così.
Le persone hanno il diritto che non venga impedito loro di ottenere qualcosa se la desiderano e hanno tutte le caratteristiche corrette per ottenerle.
Senza allontanarci dal tema delle mostre d’arte, se sei disposto ad acquistare un biglietto per il prezzo richiesto, rispettare gli orari di apertura/chiusura e avere rispetto per gli altri visitatori hai diritto sì, di ottenerlo qualunque sia la tua etnia, orientamento sessuale, credenza religiosa o gusti riguardo la pizza con l’ananas (beh, qui parliamone…).
In caso contrario, se non sei disposto a privarti della cifra richiesta per un ingresso, non hai nessun diritto a godere della mostra. Il prezzo di quella mostra NON è “Eccessivo”, “Un furto”, “Da Pazzi”. Significa semplicemente che il valore che attribuisci a una mostra d’arte PER TE è minore del costo del biglietto richiesto.
Ed è normale. Non è un dramma.
Dimmi “Preferisco spendere quei soldi in un mese di Netflix o in un box di sushi misto” e nessuno si indignerà e ti tirerà le pietre.
LA VERITA’ E’ CHE NON TI PIACE ABBASTANZA
Io amo molto la montagna e vorrei tanto vedere il mondo dall’alto della cima dell’Annapurna.
Ma non posso permettermelo, oltre alle grandi risorse economiche per mettere su una spedizione o sponsor disposti a finanziarmi, mi manca il tempo, il fiato e la preparazione fisica per farlo.
Battere i piedi e pretendere di averne diritto, perché la bellezza della montagna d’alta quota deve essere accessibile a tutti non cambia la cosa.
Affermando che non posso permettermelo tradisco anche il fatto che semplicemente per me questa cosa non è COSÌ IMPORTANTE come il “prezzo” che dovrei pagare per ottenerla.
Se per me fosse davvero importante, e non solo un capriccio “Lo voglio anch’io” deciderei di spendere il mio tempo a prepararmi allenandomi a scalare alture sempre più impegnative, rinunciando ad altro, tipo le mie vacanze oziose al mare a leggere in spiaggia e userei i miei soldi per attrezzature da montagna e ripetuti viaggi in località montane invece di spendere centinaia di euro per attrezzatura fotografica e action figure di super eroi Marvel.
…e nonostante tutto questo potrei non farcela mai a raggiungere la cima dell’Annapurna perché la mia struttura fisica o altro potrebbe impedirmelo senza appello.
E di nuovo, battere i piedi e strillare di averne diritto non servirebbe a nulla.
Questo non significa però che tutto debba essermi precluso e che allora il mondo delle scalate d’altura debba lasciarmi fuori.
Per il mio livello di interesse nell’alpinismo è un buon compromesso leggere libri che raccontano di scalate leggendarie o guardare documentari sulla montagna in Tv.
CHI SPENDE DAVVERO I SOLDI IN UNA MOSTRA D’ARTE?
Chi spende i soldi in un biglietto per una mostra d’arte NON ha quasi mai maggiori disponibilità economiche di chi invece si lamenta del prezzo del biglietto.
Li vedo ogni volta coi miei occhi, spesso sono ragazzi, pensionati o normali persone che prima di entrare controllano se hanno diritto a qualche riduzione, ma in caso contrario entrano sempre ugualmente, perché PER LORO farlo è importante.
In caso contrario adeguerebbero la loro disponibilità di spesa di conseguenza e si accontenterebbero del catalogo della mostra o delle innumerevoli possibilità a buon mercato offerte onLine.
Le persone non vanno a vedere mostre (così come non leggono libri, viaggiano per il mondo e non vanno al cinema) come azione fine a se stessa.
Le persone cercano lo svago, la sorpresa, lo stimolo a essere curiose, la riflessione, lo spunto interessante di cui parlare con gli amici sui social.
E il mezzo per ottenere tutto questo può essere una mostra, così come può esserlo un viaggio in Islanda o un film su Netflix.
Una mostra per mantenersi competitiva in questo campo (Le Esperienze) specialmente in questi tempi di social che ci drogano di dopamina alla quale piano piano diventiamo assuefatti richiedendo dosi sempre maggiori, non può continuare a fidarsi solamente della bellezza dell’opera d’arte.
Se non vuole restare interessante solo per una piccola nicchia di appassionati (ma in questo caso allora sì che il prezzo d’ingresso dovrebbe essere molto alto per renderla una esperienza di élite) una mostra d’arte ha assoluto bisogno di studiare un percorso interessante che preveda un certo numero di “Pit-Stop” che provochino un effetto Wow nei visitatori sorprendendoli e emozionandoli.
A nessuno importa quanto è costato il biglietto della mostra, non è in base a quello che le persone le danno valore e stabiliscono il prezzo giusto per loro da pagare.
E per vivere un’esperienza siamo disposti a pagare cifre molto alte, soprattutto se questa esperienza è facilmente condivisibile sui social e raccontata in modo da raccontare qualcosa di noi.
Nelle nostre mostre esponiamo solitamente opere d’arte meravigliose ma se al termine della loro visita chiediamo ai visitatori cosa li ha colpito di più otto persone su dieci ci parlano delle nostre sale immersive…
Questa cosa ormai l’hanno capita in tanti, ecco perché nascono continuamente spazi espositivi con l’unico scopo di far da sfondo a un post di Instagram…
IL PERICOLO DELLE TECNOLOGIE E LA VERA SOLUZIONE
Vado un pò fuori tema, ne parleremo meglio un’altra volta, ma brevemente lascia che ti dica che, a mio parere, il pericolo di questa corsa all’effetto wow attraverso espedienti tecnologici sempre più imponenti e scenografici è che alla lunga un videomapping o qualunque altra cosa che oggi appare sbalorditiva domani venga superato da qualcosa di più avanzato che lo faccia apparire qualcosa di “già visto”
La soluzione che abbiamo trovato noi è legare l’esperienza non allo stupeficio di uno spettacolo tecnologico, che sarà già vecchio domani, ma alle leve ancestrali delle emozioni umane come l’amore, la paura, la commozione, la nostalgia, il desiderio o l’empatia che ci portiamo dentro adesso e sempre.
IN CONCLUSIONE, QUANTO DEVE COSTARE IL BIGLIETTO DI UNA MOSTRA D’ARTE?
€17 per gironzolare velocemente un’oretta scarsa tra opere e pannelli, guardando distrattamente quadri e leggiucchiando qualche didascalia di qualcosa che non interessa veramente forse non è un buon uso del denaro, se il bisogno che si cerca di soddisfare è solo quello di avere la scusa per uscire di casa e ammazzare il tempo.
Siamo tutti abbastanza d’accordo… ma questo non significa che esista un prezzo onesto e uno esagerato per il biglietto di una mostra d’arte.
- La cultura ha un valore.
- L’ingegno ha un valore.
- L’arte ha un valore.
- Il tempo speso da una serie di persone nella creazione di qualcosa ha un valore.
- Le esperienze hanno un valore.
Ognuno, certo, può definire il valore che tutto questo ha per se stesso, e quindi secondo la sua percezione e scala di valore quanto deve costare il biglietto di una mostra d’arte affinché lui sia disposto a visitarla..
Ma questo non sarà mai un assoluto universale.
Poi certo, dopo tocca a chi organizza la mostra d’arte fare in modo che alla fine della visita chi compra il biglietto consideri i soldi investiti un buon investimento, e che il valore che torna loro indietro sia quanto più maggiore del tempo e del denaro investito.
Il rispetto per il valore dell’arte deve andare di pari passo con l’impegno degli organizzatori a garantire un’esperienza di qualità per tutti i visitatori.
(In ogni caso noi, per cadere in piedi anche in questo caso, offriamo la restituzione dell’intero prezzo del biglietto a chi non dovesse restare soddisfatto al termine della visita…)
Sei d’accordo? Dimmi cosa ne pensi scrivendomi a marketing@vertigosyndrome.it
Ciao
Filippo Giunti