Come è nata Vertigo Syndrome: dietro le quinte di una rivoluzione culturale
Ciao,
sono Filippo Giunti, socio di Chiara in Vertigo Syndrome.
Se sei iscritto alla nostra newsletter riceverai ogni settimana le sue email con le proposte e gli eventi delle nostre mostre, ma in questo spazio scriverò io (ma ogni tanto la ospiteremo…) 😊
Cosa troverai in questo blog: il dietro le quinte delle nostre mostre
Qui è dove ti racconterò come nascono davvero le nostre mostre. Non solo le opere e i curatori, ma tutto quello che c’è dietro: le notti insonni a ripensare l’allestimento, le discussioni animate su quale sia il colore giusto per una parete, il momento magico in cui capisci che quella sala immersiva farà piangere o arrabbiare qualcuno…
Parleremo anche di cose più concrete, te lo assicuro. Di come si fa a far quadrare i conti quando credi che l’arte debba essere un’esperienza e non una lezione.
Condividerò tutto quello che ho imparato sul marketing museale, sì, quella parola che nel mondo dell’arte sussurrano come fosse una parolaccia. Ma noi non abbiamo paura di dire che vendiamo emozioni, e lo facciamo dannatamente bene.
Se ti va di curiosare dietro le quinte, di scoprire perché mettiamo i Pokémon accanto a Hokusai o come mai offriamo il “soddisfatti o rimborsati” (spoiler: oltre alla nostra convinzione che il rischio debba ricadere sugli organizzatori e non sui visitatori, c’è una ragione psicologica precisa), controlla periodicamente la pubblicazione di nuovi articoli.
Ti prometto storie vere, qualche confessione imbarazzante, casi reali e micro-guide pratiche, in puro stile Vertigo Syndrome: brillante, un po’ impertinente, assolutamente allergico alla noia…
…e forse, chissà, l’ispirazione per guardare l’arte con occhi nuovi.
Chi sono: da pubblicitario ribelle a co-fondatore di Vertigo Syndrome
Adesso, lascia che mi presenti un po’. Mi sono reso conto che non l’ho ancora fatto e non posso dare per scontato che tu lo sappia già 🙂
Mi chiamo Filippo, sono nato a Firenze anche se dal 2011 abito a Bologna e sono un pubblicitario. Ho due figlie gemelle, Nora e Frida, che sono la mia stella polare – ogni mattina quando mi sveglio (talvolta anche alle 5, dopo che il mio cane Peter mi ha fatto da sveglia biologica), il primo pensiero va a loro e a come il mio lavoro possa garantire loro un futuro sereno e ricco di esperienze.
Ho vissuto cinque anni a New York, ho fatto lanci col paracadute in California, ho camminato tra le montagne del Nepal, ho affrontato rapide di classe IV su una tavola da body, ho praticato snowboard su gigantesche dune di sabbia, sono andato in mountain bike tra i calanchi del North Dakota. Ho anche girato una serie di documentari in tre diverse zone di guerra per la BBC e trascorso mesi in alcune delle regioni più fuori controllo dell’Africa…
Ma la mia vera avventura è iniziata quando ho aperto la mia prima agenzia pubblicitaria a 22 anni.
Io, un vecchio Mac e un’assistente coraggiosa di nome Lisa. L’agenzia si chiamava Pecora Nera – già dal nome capisci che non ero tipo da seguire il gregge.
In seguito ho lavorato come regista di documentari per la BBC, sceneggiatore e infine come consulente di branding per grandi aziende italiane ed estere.
L’incontro con Chiara e la sfida che ha cambiato tutto
Nel 2022 ho conosciuto Chiara, che all’epoca lavorava come consulente e vendeva mostre altrui. A me è apparso subito chiarissimo che avesse talmente tanto talento, esperienza e grandi doti comunicative che era peccato non utilizzarle per creare qualcosa di suo.
Così le ho caldamente consigliato di farlo il prima possibile. “Fonda una società tua, produci le tue mostre e conquista il tuo mondo.”
Lei prima ha titubato, poi ci ha pensato e mi ha risposto a sua volta con una sfida: “Io lo faccio solo se lo fai con me”.
Quindi è stato il mio turno di pensarci un po’ e di risponderle “Io lo faccio se facciamo a modo mio.”
La confessione: perché le mostre d’arte mi annoiavano
Adesso ti farò una confessione: Io sono uno che si è annoiato molto spesso alle mostre d’arte.
Mi piace moltissimo l’arte, ne ho la casa piena di libri, e li ho letti tutti. Quando abitavo a NYC ho passato ore al MoMa o in uno dei tremila musei della città, ogni volta che ho visitato Parigi non ho mai mancato il Museo D’Orsay o il Louvre, e amo molto visitare musei quando sono in una città nuova…
Ma le mostre d’arte…
Le mostre d’arte le ho sempre vissute come quel momento imbarazzante in cui ti trascini dietro marito/moglie/fidanzato/bambini che preferirebbero essere ovunque tranne che lì.
Roba da torre d’avorio, noiosissime, con materiali informativi illeggibili, difficilissimi da leggere, pensate per una élite di persone snob e poco accessibili for the rest of us.
La missione di Vertigo Syndrome: rivoluzionare le mostre d’arte
“Faremo mostre d’arte impeccabili sotto l’aspetto scientifico e culturale, ma anche divertenti, stimolanti e inaspettate. Il visitatore che avremo sempre in mente non sarà l’esperto d’arte ma il povero accompagnatore che è stato portato lì controvoglia e che non ha il minimo interesse al tema della mostra. Dovremo farlo uscire divertito e incuriosito a volerne sapere di più. Faremo cose che non ha mai fatto nessuno“.
Questa è stata fin da subito la nostra missione.
Il salto nel vuoto: bruciare i ponti per non tornare indietro
E in questo ci siamo buttati a capofitto, bruciandoci tutti i ponti alle spalle per non poter più tornare indietro:
- Chiara ha venduto la sua casa per produrre YOKAI, la nostra prima mostra
- Io ho abbandonato totalmente il mio lavoro per dedicarmi al 100% a Vertigo Syndrome
Ed eccoci qua. Con una decina di mostre alle spalle nel momento in cui sto scrivendo, possiamo iniziare a dire con orgoglio che siamo riusciti in qualcosa di straordinario: abbiamo dimostrato che le mostre d’arte possono essere divertenti.
…in realtà non è stato tutto così facile.
Già alla nostra seconda mostra, è successa una cosa che ha rischiato di sbatterci a terra per sempre mettendo fine a tutto quanto…
Ma di questo e di altro ti parlerò un’altra volta…
Per adesso ti abbraccio
Alla prossima
Filippo